Clemmy: morbidi mattoncini

Tutti ormai sappiamo quanto sia utile per lo sviluppo e la creatività dei bambini giocare con le costruzioni. Inoltre, aiutano la concentrazione, la progettualità e la motricità fine (il controllo motorio sui piccoli movimenti delle mani e delle dita). Anche Clementoni propone i suoi mattoncini con la serie Clemmy.

CLEMMY: le costruzioni secondo Clementoni

La Clementoni è un’azienda italiana che realizza giocattoli dal 1963, suo anno di fondazione. I suoi prodotti, giochi per bambini dagli 0 mesi fino ai 12 anni e oltre, si articolano su una vasta gamma di giochi educativi, tutti ideati, progettati e sviluppati internamente nella sede di Recanati da un team che nel tempo è arrivato a contare oltre 60 giovani ricercatori, producendo nello stabilimento della provincia marchigiana circa l’80% della produzione totale.

La Clementoni nasce con l’obiettivo di aiutare i bambini ad imparare divertendosi, supportandoli nel processo di crescita attraverso il linguaggio che conoscono meglio e che è per loro una naturale forma di espressione: il gioco.

Nella prima fascia d’età dai 6 ai 36 mesi dell’offerta di Clementoni, si inseriscono le costruzioni morbide Clemmy. Morbidissimi e colorati mattoncini, studiati per far giocare in assoluta sicurezza i bambini. Sono realizzati con un innovativo materiale atossico, brevetto esclusivo Clementoni, completamente lavabili e dolcemente profumati.
Molto piacevoli al tatto, possono essere messi in bocca, pestati o, a causa dell’equilibrio precario dell’età, caderci sopra senza alcun rischio per il bimbo.
Sono ideali per l’esplorazione sensoriale e i tanti colori vivaci stimolano la percezione visiva, aumentando l’attenzione e la capacità di osservazione.
Tra di loro si incastrano perfettamente, grazie alla precisione del progetto e della realizzazione, risultando così semplici da impilare supportando la fantasia e la creatività del bambino e stimolando la capacità manuale.
Le costruzioni Clemmy vengono proposte in due varianti:

  • dai 6 ai 18 mesi Soft Clemmy, un numero di pezzi più contenuto e confezioni ideali ad un primo approccio con i mattoncini;
  • dai 18 mesi in su Clemmy Plus con dei play set più complessi e maggiormente ricchi di dettagli, i mattoncini si presentano con una dimensione leggermente ridotta.

Ecco un video che presenta il prodotto nelle sue caratteristiche più importanti

GIUDIZIO

I mattoncini della Clemmy è uno dei prodotti più venduti nel mio negozio, lo propongo spesso e volentieri ai miei clienti che rimangono sempre molto contenti dell’acquisto. È un prodotto che coniuga tutti i pregi educativi delle costruzioni con la sicurezza data dalla morbidezza del materiale con il quale è realizzato. I bambini possono morderlo, calpestarlo, tirarlo o caderci sopra senza arrecare nessun danno. Possono essere lavati per mantenere sempre alto l’igiene del giocattolo.
Le confezioni accompagnano il bimbo nella crescita attraverso i suoi primi 3 anni grazie a Soft Clemmy prima e Clemmy Plus dopo, garantendo così la longevità del gioco.     

“Il gioco è una cosa seria. Non bisognerebbe mai smettere di giocare, specialmente quando si diventa grandi…”

Mario Clementoni

 

DOVE TROVARLI E ACQUISTARLI

Potete trovare i prodotti Clemmy ovviamente qui nel mio negozio.

Biancaneve

Una volta, in inverno inoltrato, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva seduta accanto a una finestra dalla cornice d’ebano. Mentre cuciva e alzava gli occhi per guardare la neve, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero nella neve. Il rosso era così bello su quel candore, che pensò fra sé: “Avessi un bambino bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come il legno della finestra!.” Poco tempo dopo, diede alla luce una bimba bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l’ebano; e, per questo, la chiamarono Biancaneve. E, quando nacque, la regina morì. Dopo un anno, il re prese di nuovo moglie: una donna bella, ma orgogliosa; non poteva tollerare che qualcuno la superasse in bellezza. Possedeva uno specchio e, quando vi si specchiava, diceva: “Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?”. E lo specchio rispondeva: “è il tuo, Regina, di tutte il più bello!”. Ed era contenta, perché‚ sapeva che lo specchio diceva la verità.
Ma Biancaneve cresceva, diventando sempre più bella e, quand’ebbe sette anni, era bella come la luce del giorno e più bella della regina stessa. Una volta la regina interrogò lo specchio: “Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?”. Lo specchio rispose: “Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello, ma Biancaneve dalla chioma corvina è molto più bella della Regina!”. All’udire queste parole, la regina allibì e sbiancò per l’ira e l’invidia. Da quel momento in poi, la sola vista di Biancaneve la sconvolgeva, tanto la odiava. Invidia e superbia crebbero a tal punto in lei, da non lasciarle più pace né giorno né notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: “Conduci la bambina nella foresta selvaggia, non voglio più vederla. Uccidila e portami i polmoni e il fegato come prova della sua morte”. Il cacciatore obbedì e condusse Biancaneve lontano, ma quando estrasse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, lei si mise a piangere e disse: “Ah, caro cacciatore, risparmiami la vita! Me ne andrò nel bosco e non farò mai più ritorno a casa”. Era tanto bella, che il cacciatore ne ebbe pietà e disse: “Va’ pure, povera bimba”. “Le bestie feroci ti divoreranno ben presto” pensava; ma sentiva che gli si era levato un grosso peso dal cuore, non dovendola più uccidere. E siccome, proprio in quel momento, arrivò di corsa un cinghialetto, lo sgozzò, gli tolse i polmoni e il fegato e li portò alla regina come prova che, nella sua bramosia, li fece cucinare sotto sale e li divorò credendo di mangiare polmoni e il fegato di Biancaneve.
Intanto la povera bambina era tutta sola nella grande foresta, e aveva tanta paura che temeva anche le foglie degli alberi e non sapeva cosa fare per porsi in salvo. Allora si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male. Corse finché‚ la ressero le gambe; sul far della sera, vide una piccola casetta e vi entrò per riposarsi. Nella casetta ogni cosa era minuscola ma straordinariamente linda e aggraziata. C’era un tavolino ricoperto da una candida tovaglietta e apparecchiato con sette piattini: ogni piattino aveva il suo cucchiaino, sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini. Lungo la parete, l’uno accanto all’altro, c’erano sette lettini, coperti di candide lenzuola. Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete che mangiò un po’ di verdura e di pane da ciascun piattino, e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, poiché‚ non voleva portare via tutto a uno solo. Poi, dato che era tanto stanca, si sdraiò in un lettino ma non ce n’era uno che le andasse bene: questo era troppo lungo, quell’altro troppo corto; finalmente il settimo fu quello giusto, vi si coricò.
Quando fu buio arrivarono i padroni di casa: erano sette nani che estraevano i minerali dai monti. Accesero le loro sette candeline e, quando la casetta fu illuminata, si accorsero che era entrato qualcuno, perché‚ non era tutto in ordine come l’avevano lasciato. Il primo disse: “Chi è seduto sulla mia seggiola?”. Il secondo: “Chi ha mangiato dal mio piattino?”. Il terzo. “Chi ha preso un pezzo del mio panino?”. Il quarto: “Chi ha mangiato un po’ della mia verdura?”. Il quinto: “Chi ha usato la mia forchettina?”. Il sesto: “Chi ha tagliato con il mio coltellino?”. Il settimo: “Chi ha bevuto dal mio bicchierino?”. Poi il primo si guardò intorno e vide che il suo letto era un po’ schiacciato e disse: “Chi ha schiacciato il mio lettino?”. Gli altri arrivarono di corsa e gridarono: “Anche nel mio c’è stato qualcuno!”. Ma il settimo, quando guardò nel suo lettino, vi scorse Biancaneve addormentata. Allora chiamò gli altri che accorsero e, gridando di meraviglia, presero le loro sette candeline e illuminarono Biancaneve. “Che bella bambina!” esclamarono e la loro gioia fu tale che non la svegliarono ma la lasciarono dormire nel lettino. Il settimo nano dormì con i suoi compagni: un’ora con ciascuno, e la notte passò. Al mattino, Biancaneve si svegliò e, vedendo i sette nani, s’impaurì. Ma loro le chiesero con gentilezza: “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Biancaneve” rispose. “Come hai fatto ad arrivare fino alla nostra casa?” chiesero ancora i nani. Allora si mise a raccontare che la sua matrigna voleva farla uccidere, ma il cacciatore le aveva risparmiato la vita e aveva corso tutto il giorno, finché‚ aveva trovato la casina. I nani dissero: “Se vuoi provvedere alla nostra casa, cucinare, fare i letti, lavare, cucire e fare la calza, e tenere tutto in ordine e ben pulito, puoi rimanere con noi e non ti mancherà nulla”. Biancaneve promise che avrebbe fatto tutto ciò, e tenne in ordine la loro casetta.
La mattina i nani andavano nei monti in cerca di minerali e dell’oro, la sera ritornavano e la cena doveva essere pronta. Durante la giornata la fanciulla era sola e i nani la misero in guardia dicendole: “Fai attenzione alla tua matrigna, farà in fretta a sapere che tu sei qui: non aprire a nessuno”. Ma la regina, credendo di aver mangiato il fegato e i polmoni di Biancaneve, non pensava ad altro se non che lei era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse: ”Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?” e lo specchio rispose: “Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello. Ma lontano da qui, in una casina di sette nani, piccina piccina, è Biancaneve dalla chioma corvina molto più bella della Regina!”. La regina inorridì perché sapeva che lo specchio non mentiva e capì che il cacciatore l’aveva ingannata e che Biancaneve era ancora in vita. Siccome lo specchio le aveva rivelato che la bambina si trovava fra i monti, presso i sette nani, si mise a pensare nuovamente a come fare per ucciderla: perché‚ se non era la più bella in tutto il paese, l’invidia non le dava pace. Pensa e ripensa, si tinse il viso e si travestì da vecchia merciaia, riuscendo a rendersi perfettamente irriconoscibile. Così camuffata, passò i sette monti e arrivò fino alla casa dei setti nani; bussò alla porta e gridò: “Roba bella, comprate! Comprate!”. Biancaneve diede un’occhiata fuori dalla finestra e disse: “Buon giorno, buona donna, cosa avete da vendere?”. “Roba buona, roba bella” rispose la vecchia “stringhe di tutti i colori”. E, così dicendo, ne tirò fuori una di seta variopinta e gliela mostrò. “Questa brava donna posso lasciarla entrare” pensò Biancaneve “ha buone intenzioni.” Aprì la porta e si comprò la stringa colorata. “Aspetta bimba” disse la vecchia “come sei conciata! Vieni per una volta voglio allacciarti io come si deve!”. Biancaneve non sospettò nulla di male, le si mise davanti e si lasciò allacciare con la stringa nuova. Ma la vecchia strinse tanto e così rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde a terra come morta. “Finalmente la tua bellezza è tramontata!” disse la perfida donna, e se ne andò.
Poco dopo, a sera, ritornarono i sette nani: si spaventarono nel vedere la loro cara Biancaneve distesa a terra, immobile come se fosse morta! La sollevarono e, vedendo che aveva la vita troppo stretta, tagliarono la stringa. Allora Biancaneve incominciò a respirare a fatica, poi, a poco a poco, riprese vigore. Quando i nani udirono ciò che era accaduto, dissero: “La vecchia merciaia non era altri che la regina. Sta’ in guardia, e non lasciar entrare nessuno, mentre noi non ci siamo!”. Ma la regina cattiva, appena a casa, andò davanti allo specchio e domandò:”Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?” e lo specchio rispose: “Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello. Ma lontano da qui, in una casina di sette nani, piccina piccina, è Biancaneve dalla chioma corvina molto più bella della Regina!”. All’udire queste parole, il sangue le affluì tutto al cuore dallo spavento, perché vide che Biancaneve era tornata a vivere. Così si rimise nuovamente a pensare a come potesse sbarazzarsene e pensò di utilizzare un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese nuovamente le sembianze di una povera donna, del tutto diversa dalla precedente, però. Passò i sette monti e giunse alla casa dei nani; bussò alla porta e gridò: “Roba bella, comprate! comprate!”. Biancaneve diede un’occhiata fuori e disse: “Non posso lasciar entrare nessuno”. Ma la vecchia disse: “Guarda un po’ che bei pettini!”. Tirò fuori quello avvelenato e glielo mostrò. Alla bambina piacque tanto che si lasciò raggirare, aprì la porta e lo comprò. Poi la vecchia disse: “Lascia che ti pettini”. Biancaneve non sospettò nulla di male, ma come la vecchia le infilò il pettine fra i capelli, il veleno agì e la fanciulla cadde a terra come morta. “Finalmente è finita per te!” disse la vecchia, e se ne andò. Ma, per fortuna era quasi sera e i sette nani stavano per ritornare. Non appena videro Biancaneve distesa a terra come morta, pensarono subito a un nuovo imbroglio della cattiva matrigna; si misero a cercare e trovarono il pettine avvelenato. Come l’ebbero tolto, Biancaneve si riebbe e raccontò ciò che le era accaduto. Allora le raccomandarono ancora una volta di stare attenta e di non aprire la porta a nessuno.
A casa, la regina si mise davanti allo specchio e disse: “Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?”. Come al solito lo specchio rispose: “Il tuo aspetto qui di tutte è il più bello. Ma lontano da qui, in una casina di sette nani, piccina piccina, è Biancaneve dalla chioma corvina molto più bella della Regina!”. A queste parole rabbrividì e fremette per la collera. Poi gridò: “Biancaneve deve morire, dovesse costarmi la vita”. Andò in una stanza segreta dove nessuno poteva entrare e preparò una mela velenosissima. Di fuori era così bella rossa, che invogliava solo a vederla, ma chi ne mangiava un pezzetto doveva morire. Quando la mela fu pronta, si tinse il viso e si travestì da contadina; così camuffata passò i sette monti e arrivò fino alla casa dei nani. Bussò, Biancaneve si affacciò alla finestra e disse: “Non posso lasciar entrare nessuno, i nani me l’hanno proibito!”. “Non importa” rispose la contadina “venderò lo stesso le mie mele. Tieni, voglio regalartene una”. “No” disse Biancaneve, “non posso accettare nulla”. “Hai forse paura del veleno?” disse la vecchia. “Facciamo così: tu mangerai la parte rossa e io quella bianca”. Ma la mela era fatta con tanta arte che soltanto la parte rossa era avvelenata. Biancaneve desiderava tanto la bella mela e, quando vide che la contadina ne mangiava non potè più trattenersi e allungò la mano per farsi dare la sua metà. Ma al primo boccone, cadde a terra morta. Allora la regina disse: “Questa volta nessuno ti risveglierà!”.
Tornò a casa e domandò allo specchio: “Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?”. Finalmente lo specchio rispose: “È il tuo, Regina, di tutte il più bello!” e il cuore invidioso finalmente ebbe pace, se ci può essere pace per un cuore invidioso. A sera, quando i nani tornarono a casa, trovarono Biancaneve distesa a terra: dalle sue labbra non usciva respiro, era morta. La sollevarono, guardarono se vi fosse qualcosa di velenoso, le slacciarono le vesti, le pettinarono i capelli, la lavarono con acqua e vino, ma inutilmente: la cara bambina era morta e non si ridestò. La distesero allora in una bara, vi si sedettero accanto tutti e sette e la piansero per tre giorni interi. Poi volevano sotterrarla, ma lei era ancora così fresca, le sue guance erano così belle rosse da farla sembrare ancora in vita. Allora dissero “Non possiamo seppellirla nella terra nera” e fecero fare una bara di cristallo, perché‚la si potesse vedere da ogni lato, la deposero, vi misero sopra il suo nome, a caratteri d’oro, e scrissero che era figlia di re. Poi esposero la bara sul monte, e uno di loro vi rimase sempre a guardia. Anche gli animali vennero a piangere Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo e infine una colombella. Biancaneve giacque per molto, molto tempo nella bara, ma non si decompose: sembrava che dormisse, era ancora bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l’ebano. Ma un bel giorno un principe capitò nel bosco e si recò a pernottare nella casa dei nani. Vide la bara di Biancaneve sul monte e lesse ciò che vi era scritto a caratteri d’oro. Allora disse ai nani: “Lasciatemi la bara; vi darò ciò che vorrete in compenso”. Ma i nani risposero: “Non la cediamo per tutto l’oro del mondo”. “Allora regalatemela” disse il principe “non posso vivere senza vedere Biancaneve: voglio onorarla e ossequiarla come colei che mi è più cara al mondo”. A queste parole i buoni nani si impietosirono e gli diedero la bara. Il principe ordinò ai suoi servi di portarla sulle spalle. Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per l’urto il pezzo di mela avvelenata che Biancaneve aveva inghiottito le uscì dalla gola. Tornò in vita, si mise a sedere e disse: “Dove sono?”. “Sei con me!” rispose il principe pieno di gioia, le raccontò ciò che era avvenuto e aggiunse: “Ti amo al di sopra di ogni altra cosa al mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa”. Biancaneve acconsentì e andò con lui, e le nozze furono allestite con gran pompa e splendore. Ma alla festa fu invitata la perfida matrigna.

Indossate le sue belle vesti, andò allo specchio e disse: “Specchio fatato, in questo castello, hai forse visto aspetto più bello?” e lo specchio rispose: “Qui sei la più bella, oh Regina, ma molto più bella è la sposina!”. All’udire queste parole, la cattiva donna si spaventò, e il suo affanno era così grande che non poteva più dominarsi. Da principio non voleva più assistere alle nozze, ma l’invidia la tormentò al punto che dovette andare a vedere la giovane regina. Entrando, vide che non si trattava d’altri che di Biancaneve e impietrì per l’orrore. Scappò dal castello e nessuno seppe più nulla della matrigna cattiva.

[Fratelli Grimm]

Super Acrobat: i magnifici acrobati della Ludus Toys

Fantasia, equilibrio e 50 piccoli acrobati di plastica da incastrare tra loro per realizzare strutture mirabolanti. Tutto questo è Super Acrobat ed è racchiuso, insieme a tante ore di divertimento, all’interno della scatola della LUDUS TOYS.

LUDUS TOYS: specialisti del giocattolo dal 1965

La storia dei giochi Ludus Toys nasce nella fine anni ‘60, quando l’esperienza nello stampaggio di materie plastiche dell’imprenditore Marco Moi, incontra la passione per l’insegnamento e per i metodi educativi Montessori e Agazzi della moglie AnnaMaria.
Figli e nipoti hanno continuato a coltivare la stessa passione, portando avanti l’azienda di Nova Milanese (MB) e collaborando con professionisti ed esperti nel mondo dei bambini, progettando e producendo in Italia giochi ricchi di storia.
Attenzione particolare viene data alla ricerca e all’utilizzo di nuovi materiali a basso impatto ambientale ed ecocompatibili, ricorrendo a plastiche totalmente riciclabili, legno con certificazione di riforestazione e cotone 100% naturale, ecologico e biodegradabile.

UN GIOCO EQUILIBRATO

Aprendo la confezione di Super Acrobat, completamente di cartone che denota l’animo ambientalista dell’azienda, ci si presentano 50 pezzi misti, tra omini colorati e anelli di diverso diametro, da assemblare tra loro per costruire strutture bi o tridimensionali. Lo snodo, che permette l’incastro tra gli omini, ha un’alta precisione e, al tatto, la plastica è di ottima fattura mostrando resistenza e infrangibilità.
Le combinazioni possibili sono infinite, ciò permette molte ore di divertimento per i bambini (dai 3 anni in su) incoraggiandoli ad essere creativi, stimolando la manualità e la coordinazione, sviluppando la logica, l’osservazione, l’equilibrio e la progettazione.
Sono stati proprio i bambini a mostrarmi le potenzialità di questo prodotto, quando decisi di aprire una scatola per farli divertire liberamente nell’area gioco del negozio. La loro fantasia è stata capace di realizzare piramidi, corone, serpenti, coppe e spade.
Il limite con Super Acrobat è solo la loro creatività.


Super Acrobat è compatibile con Acro Zoo, sostituisce gli omini da incastrare con scimmiette, orsetti, lucertoline e farfalle da incastrare tra loro, aumentando così le possibilità di assemblaggio.

GIUDIZIO

Il mio giudizio non può che essere positivo nei confronti di un prodotto le cui potenzialità si intravedono non appena si apre la scatola e i suoi magnifici acrobati vengono fuori, dando via al divertimento. Nella sua semplicità di utilizzo, il gioco aiuta a sviluppare la motricità fine del bambino,  la sua creatività nella progettazione e l’equilibrio, contribuendo così al loro sviluppo. 
Nota di merito all’azienda Ludus Toys per l’utilizzo di plastiche ecofriendly e la sicurezza della produzione Made in Italy al 100%

DOVE PROVARLI E ACQUISTARLI

Potete venire a provare Super Acrobat e tutta la gamma dei giochi Ludus Toys ovviamente nel mio negozio.

Il pupazzo di neve

C’era una volta, in una freddissima giornata d’inverno, un pupazzo di neve, che in tutto quel freddo stava proprio bene e mentre guardava il sole diceva: “Cos’avrà da fissarmi? Beh, non riuscirà a farmi sbattere le palpebre! Continuerò a tenere le tegole aperte, io!”. Diceva così perché i suoi occhi erano fatti con due pezzetti di tegola, mentre la bocca era un vecchio rastrello spuntato e per questo si poteva dire anche che avesse i denti.

Il sole intanto volgeva al tramonto e la luna sorgeva, grande e rotonda nel blu del cielo, e il pupazzo di neve desiderava potersi muovere e andare a scivolare sul ghiaccio come i ragazzi che aveva visto nel pomeriggio, ma non sapeva come si faceva! E mentre faceva queste riflessioni, il vecchio cane legato alla catena, disse: “T’insegnerà il sole a correre! Come è successo a quello che c’era prima di te e a quello prima ancora! Bau! Bau! Uno alla volta se ne sono andati tutti”.

“Non capisco, amico mio”, disse il pupazzo di neve. “Quello che sta lì sopra”, e indicava la luna, “mi dovrebbe insegnare a correre? È vero che è scappato via quando l’ho guardato dritto negli occhi, ma adesso è spuntato fuori dall’altra parte…”. “Non capisci un bel niente”, rispose il cane. “Anche se bisogna ammettere che sei ancora nuovo nuovo! Quella che tu vedi adesso si chiama luna, quello che se n’è andato era il sole che tornerà domani e vedrai se ti insegnerà a scivolare lungo il fossato. Tra un po’ il tempo cambierà: lo so perché la mia zampa sinistra dietro mi dà dei dolori…”.

“Mah, non capisco proprio”, disse il pupazzo di neve. “Non so perché, ma sembra quasi che tu mi voglia dire qualcosa di spiacevole. Neanche quello di prima, che mi fissava e che si chiama sole, neanche lui deve volermi bene, temo”. Intanto il cane, dopo essersi rigirato tre volte su se stesso, si addormentò nella sua cuccia.

L’indomani il tempo cambiò e un vento freddo cominciò a soffiare così che tutti gli alberi e le piante erano pieni di brina. Sembrava una foresta di perle bianche! Nel frattempo uscirono in giardino un ragazzo e una ragazza che stavano ammirando il paesaggio e il pupazzo di neve chiese al cane chi fossero quei due ragazzi! Il cane gli disse che loro erano due padroni e cominciò a raccontare la sua vita al pupazzo di neve curioso! E gli narrò che prima di essere messo in catene viveva nella casa della padrona, dove aveva un bel cuscino tutto suo e passava le sue giornate, quando fuori era tanto freddo, vicino ad una stufa che lui ancora si sognava tanto fosse bella! E mostrò al pupazzo di neve la stufa attraverso la finestra della casa!

Appena il pupazzo scorse, attraverso la finestra, la stufa, si sentì strano! Era una sensazione che non riusciva a spiegarsi. In cuore aveva come una nostalgia che non aveva mai provato, ma che tutti gli uomini conoscono bene, quando non sono fatti di neve. “Ma perché l’hai lasciata?”, chiese, avendo deciso che doveva trattarsi di una creatura femminile. “Come hai potuto abbandonare quel posto?”. “Sono stato costretto!”, disse il cane. “Mi hanno buttato fuori e mi hanno attaccato qui dopo che mi capitò di mordere il più giovane dei padroni, perché aveva dato un calcio al mio osso! E così è finita la mia bella vita d’un tempo”.

Ma il pupazzo non lo ascoltava più! Stava guardando fisso la stufa: “Che strana sensazione quella che provo! Mi riuscirà mai di incontrarla? Devo entrare a ogni costo, anche se dovessi rompere i vetri!”. “Bau! Tanto non ci arriverai mai!”, disse il cane, “e poi, se ti ci avvicini sei finito, non lo sai? Bau!”. “Già ora non mi sento affatto bene”, rispose il pupazzo di neve. Per tutto il giorno il pupazzo rimase a guardare la finestra: alla luce del tramonto la stanza sembrò diventare ancora più accogliente! La stufa, emanava un bagliore dolcissimo, più dolce di quello della luna, e anche di quello del sole. Se qualcuno apriva lo sportello, ne usciva una fiammella e una di quelle fiamme sembrò penetrare proprio il petto del pupazzo di neve. “Non resisto”, diceva lui. “Com’è carina, quando mette fuori la lingua”.

Intanto i giorni passavano e il pupazzo di neve era sempre più triste perché gli mancava la stufa, ma il tempo stava cambiando e ben presto arrivò il vento tiepido che cominciò a sciogliere la neve e, dopo qualche giorno, il pupazzo crollò e al suo posto restò qualcosa che sembrava un manico di scopa dritto nell’aria. I bambini lo avevano usato per farlo reggere meglio. “Adesso capisco cos’era la sua nostalgia!”, disse il cane, “quel pupazzo aveva in corpo uno spazzolone per stufe! Ecco cos’era che lo turbava tanto! Bau! Ma ora è tutto finito”. Anche l’inverno ormai era agli sgoccioli e nel frattempo i bambini in giardino cantavano: “Bel mughetto, da bravo, esci fuori, vedi che al salice spuntan già i fiori? Se non è marzo, qui è già primavera. Senti gli uccelli cantare alla sera! E insieme a loro io canto: Cucù, Fratello Sole, vien fuori anche tu!”.
E al povero pupazzo di neve, chi ci pensava più?

[Hans Christian Andersen]

Il biglietto d'auguri lo fai tu

Un piccolo indovinello: cos’è quella cosa che trasforma un regalo in un regalo con il cuore? Esatto, il biglietto d’auguri! È incredibile come un piccolo rettangolo di carta possa recapitare a chi lo riceve tutta l’emozione e l’affetto che ci mettiamo al momento di scrivere la nostra dedica.
Io personalmente ho un piccolo rituale quando ricevo un regalo: osservo il pacchetto e controllo la presenza o meno del biglietto, leggo il biglietto per cercare indizi che possano farmi capire che cosa ci sia incartato, scarto il pacchetto, esulto emozionato per il regalo appena ricevuto, butto la carta regalo MA conservo il biglietto come ricordo. Sono tutti lì, dentro una busta in un cassetto e ogni volta che li rileggo ricordo perfettamente cosa mi sia stato regalato e l’emozione di quel preciso momento torna a farsi sentire.
Come potete immaginare qui in negozio confeziono tantissimi regali a cui verranno allegati dei biglietti d’auguri. Così, tra un pacchetto e un altro, mi è venuta la voglia di offrire ai miei clienti la possibilità di acquistare, insieme al regalo, ciò che lo renderà assolutamente unico. Uso il termine “unico” non a caso perché volevo realizzare qualcosa di veramente speciale, che non troverai da nessun’altra parte. Ed ecco che è nato il Biglietto d’auguri lo fai tu.
Si tratta di qualcosa completamente personalizzabile: puoi scegliere l’illustrazione che caratterizzerà il tuo biglietto e le parole che accompagneranno ed emozioneranno chi scarterà il tuo pacchetto, i colori e i font delle scritte. Un foglietto bianco si trasformerà in una tua piccola opera d’arte.
Il tutto verrà realizzato e stampato sul momento qui in negozio. Salutandomi e uscendo dalla porta, avrai nella tua busta il tuo bel regalo con allegato il suo biglietto personalizzato, come si dice…
pacchetto completo!
Per la realizzazione del progetto, ho avuto la necessità di cercare un illustratore che potesse realizzare i disegni da proporre alla clientela, così mi sono imbattuto nella bravissima Pia Taccone. Mi sono innamorato delle sue illustrazioni e il suo stile si abbina particolarmente bene a me e al mio negozio.
Pia ha conseguito il diploma di Master in illustrazione per l’editoria all’Ars in Fabula di Macerata. Ha illustrato Eli edizioni, Emme Edizioni, Pearson Italia, Éditions Rue des enfants e Clementoni. Collabora volentieri con artigiani, professionisti e aziende per illustrare i supporti e gli oggetti più svariati. Partecipa a mostre, mercatini e laboratori, portando l’illustrazione ovunque ci sia spazio per raccontare una storia. È il direttore artistico della rivista letteraria CARIE.
Per avere maggiori informazioni o contattarla direttamente, ecco dove potete trovarla:


Al momento le illustrazioni tra le quali è possibile scegliere, preparate appositamente per me, raffigurano Cappuccetto Rosso, Alice nel Paese delle Meraviglie, Robin Hood, D’Artagnan e lo Stregatto. Sono già in lavorazione e saranno presto disponibili tante altre raffigurazioni che prenderanno vita dalla magica matita di Pia.

Ma c’è un’altra bellissima sorpresa ad attendervi da Brucomele Giocattoli. Qui potete trovare esposte alcune illustrazioni di Pia già incorniciate e pronte per essere appese nella stanzetta dei vostri bambini. Vi invito a venirle a vedere perché sono bellissime e sono sicuro che ne rimarrete conquistati.